martedì 2 agosto 2011

Giorgia: il parto in casa? Si può fare

Finalmente Giorgia racconta l'esperienza del parto in casa, in acqua. Il suo piccolo Samuel ha 17 mesi e oggi Giorgia, un nuovo album in uscita il 6 settembre, anticipato dal singolo 'Il mio giorno migliore', ricorda quei momenti magici e spiega i motivi di questa scelta in controtendenza. L'intervista esclusiva me l'ha concessa per l'ANSA.

>ANSA-INTERVISTA/ GIORGIA,COSI' MIO FIGLIO MI HA RESA PIU' FORTE


RACCONTA PER LA PRIMA VOLTA DOPO 17 MESI IL SUO PARTO IN CASA

(di Elisabetta Malvagna)

(ANSA) - ROMA, 2 AGO - Ha fatto una scelta che in Italia fa solo una donna su mille: partorire in casa. Il piccolo Samuel è nato in acqua, nell'intimità del suo appartamento romano, 17 mesi fa. Pesava quattro chili ed è stato subito accolto da mamma e papà. Da allora Giorgia, protagonista di una scelta decisamente controcorrente, non ha mai voluto apparire sulle copertine dei rotocalchi nella classica foto con l'erede in braccio (non l'aveva fatto neanche con il pancione), né ha mai raccontato la sua esperienza, condivisa con il compagno, Emanuel Lo.
   "Quando sono rimasta incinta mi si è aperto un mondo", racconta all'ANSA la cantautrice romana, 40 anni compiuti pochi mesi fa e un nuovo album in arrivo il 6 settembre. Come tutte le future mamme si è informata, scoprendo "che c'é chi fa il cesareo, chi l'epidurale. Il messaggio che mi arrivava era che la gravidanza fosse una specie di malattia, e che la donna deve essere ospedalizzata, trattata come una malata. Per carità, ci sono situazioni in cui c'é bisogno del medico, ma nella maggior parte dei casi la donna è assolutamente la protagonista".
   Per Giorgia, bisogna "mettersi nella condizione di vivere l'esperienza capendola, gustandola, e non demandandola", perché la gravidanza va "vissuta in prima persona" e il parto é "un punto di arrivo in cui la donna si può esprimere per quello che è". "Certo - ammette -, fa un male boia, è inutile prendersi in giro. Però forse è anche la cosa più naturale che si possa immaginare, perché siamo fatte per questo", dice con una luce negli occhi.
   In un Paese dove il 40% dei bambini nasce con il cesareo, il parto a domicilio non è stata una scelta scontata: "All'inizio non credevo che poi avrei fatto il bimbo in casa, in acqua. Mi vedevo comunque guidata, in ospedale. Poi quando ero vicina al parto, ho sentito che non era il mio percorso". La gravidanza e il parto le hanno regalato una forza e una consapevolezza nuove: "E' stato meraviglioso come nei nove mesi sono cambiata. Ho acquistato una grande fiducia in me, cosa che di solito non ho. Ho vissuto questa esperienza con molta lucidità". Poi, in prossimità del lieto evento, "é arrivato tutto naturalmente. E alla fine ho sentito che si poteva fare. Certo, hai comunque bisogno di una persona che ti stia accanto, che ti segua, ovvero l'ostetrica. E' una figura-chiave nel parto, che ti lascia il tuo spazio, non dice cosa devi fare. Lo sai tu quello che devi fare, perché il corpo è tuo".
   Anche l'elemento 'acqua' è stato molto positivo: "Ti aiuta a prendere delle posizioni che ti supportano nel dolore. E ti permette di accogliere il bambino in un modo assolutamente armonioso, in una situazione in cui non c'é nulla di violento. Il bambino così arriva in un ambiente non troppo illuminato, viene subito accolto dalle braccia dei genitori".
   Insomma, lo consigli alle altre donne? "Sì - risponde - e comunque consiglierei un atteggiamento di ascolto di sé. Quando una donna è incinta deve ascoltare il proprio bambino e il suo corpo, fidarsi di ciò che sente. Non voglio assolutamente entrare in un ambito medico, che non mi compete. Ma la donna sa meglio di chiunque altro che cosa le sta accadendo. Perché lo sta vivendo lei". (ANSA).
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